Come costruire, in modo semplice e fiscalmente efficiente, un patrimonio previdenziale per i tuoi figli, partendo dal loro primo giorno di vita.
Ipotesi illustrativa: 50 € al mese dalla nascita ai 18 anni, poi capitale fermo fino ai 67. Rendimento medio 5% annuo. Valore non garantito.
Nel dicembre 2020, sulle pagine di DealBook del New York Times, il gestore hedge Bill Ackman, fondatore di Pershing Square, lanciò una proposta che ha fatto discutere: assegnare a ogni bambino che nasce negli Stati Uniti un conto di investimento, alimentato una sola volta alla nascita, vincolato fino alla pensione e investito in un fondo indicizzato. La cifra che ha reso celebre l'idea è 7.000 dollari. Lasciati crescere per circa 65 anni a un rendimento medio dei mercati azionari, intorno all'8%, quel singolo versamento potrebbe diventare circa 1 milione di dollari a fine corsa.8
Non è un dettaglio da miliardari, ma una lezione sul valore del tempo. Non conta quanto versi, conta soprattutto quando cominci. L'idea ha continuato a farsi strada e nel 2026 il tema degli investment account alla nascita è arrivato fino al legislatore americano, con l'Invest America Act e i cosiddetti Trump Accounts.8 Non serve però aspettare una legge. In Italia esiste già uno strumento che permette a un genitore di fare esattamente questo per i propri figli, con vantaggi fiscali tra i più generosi dell'ordinamento. Si chiama fondo pensione, e questa guida ti spiega come usarlo, passo dopo passo.
Partiamo dalla testa, cioè da come prendiamo le decisioni con i soldi, e dalle fondamenta, cioè come organizzare la liquidità di famiglia. Poi entriamo nel cuore: il fondo pensione intestato ai figli, con la sua fiscalità, il peso della data di prima adesione e cosa potranno farne i tuoi figli da grandi. Nel capitolo 7 trovi tre famiglie tipo per riconoscere la tua situazione, e più avanti un simulatore interattivo per vedere con i tuoi numeri cosa succede se reinvesti ogni anno il risparmio fiscale.
Prima ancora dei numeri, servono le persone. La finanza comportamentale studia gli errori sistematici che tutti commettiamo quando gestiamo il denaro. Non sono segno di poca intelligenza: sono scorciatoie mentali che il cervello usa per risparmiare energia, utili per sopravvivere nella savana, molto meno per pianificare a trent'anni di distanza. Conoscerle è il primo passo per neutralizzarle.
La leva pratica: trasformare la buona intenzione in un automatismo. Un versamento ricorrente e automatico su uno strumento vincolato aggira il present bias, sfrutta l'inerzia a tuo favore e toglie la decisione dalle mani della forza di volontà. Non devi essere disciplinato tutti i mesi: devi esserlo una volta sola, il giorno in cui lo imposti. Da lì in poi lavora il sistema, non la motivazione.
Investire per i figli ha senso solo su fondamenta stabili. Destinare al lungo termine denaro che potrebbe servirti tra sei mesi è il modo più sicuro per essere costretto a disinvestire nel momento peggiore. Per questo, prima di pensare al fondo pensione, conviene mettere ordine nella liquidità di famiglia distinguendo con onestà ciò che è essenziale da ciò che è discrezionale, e assegnando a ogni obiettivo il contenitore giusto.
| Livello | A cosa serve | Orizzonte | Dove tenerlo |
|---|---|---|---|
| Spese essenziali | Casa, bollette, cibo, salute, rate | Mese per mese | Conto corrente |
| Fondo emergenze | Imprevisti, perdita di reddito | Sempre pronto | Liquidità o conto deposito |
| Obiettivi medio termine | Auto, studi, progetti | Da 5 a 10 anni | PAC flessibile |
| Lungo termine dei figli | Previdenza, prima casa futura | Oltre 15 anni | Fondo pensione |
La regola pratica è una scala che si sale un gradino alla volta. Prima si costruisce il fondo emergenze, che vale da tre a sei mesi delle tue spese e ti mette al riparo dagli imprevisti. Poi si allocano gli obiettivi di medio termine. Solo la liquidità realmente non serviente, quella che puoi permetterti di non toccare per molti anni, va destinata al lungo termine. Il fondo pensione dei figli si nutre proprio di questa quarta fascia: piccole somme costanti, che non ti servono nell'immediato e che il tempo trasforma in qualcosa di grande.
"Paga prima i tuoi figli." Come conviene risparmiare all'inizio del mese e non con ciò che avanza, lo stesso vale qui. Imposta il versamento in automatico appena arriva lo stipendio. Ciò che non vedi sul conto non ti manca, ed è la forma di risparmio più indolore che esista.
Il fondo pensione è una forma di previdenza complementare: un contenitore in cui versi somme che vengono investite nei mercati e restituite, con i loro rendimenti, sotto forma di capitale o rendita. La grande sorpresa per molti genitori è che vi può aderire chiunque, anche chi non lavora, anche gli studenti e persino i minori. Per un figlio minorenne è il genitore, o chi ne ha la tutela, ad aprirlo e a versare, iscrivendolo come fiscalmente a carico.3
Perché proprio questo strumento, per un obiettivo che scade tra trenta o quarant'anni? Perché mette insieme un triplo vantaggio fiscale che nessun altro prodotto offre tutto in una volta.
I contributi versati si deducono dal reddito complessivo di chi li versa, fino a 5.300 € l'anno a partire dal 2026, il tetto precedente era 5.164,57 €.2 Deduzione significa che l'importo abbassa il reddito su cui paghi le tasse: il risparmio reale è pari alla tua aliquota marginale IRPEF. È il vantaggio che il simulatore più avanti ti fa toccare con mano.
Durante tutta la fase di accumulo i rendimenti del fondo sono tassati al 20%, e appena al 12,5% sulla quota investita in titoli di Stato, contro il 26% che colpisce la maggior parte degli altri investimenti finanziari.5 Meno tasse ogni anno significa più capitale che resta investito e continua a lavorare per i decenni successivi.
Sulla prestazione finale l'aliquota parte dal 15% e può scendere fino al 9%, un livello che nessun'altra forma di reddito raggiunge, dato che l'IRPEF ordinaria parte dal 23%.4 Il capitolo 5 spiega perché per un figlio iscritto da bambino quel 9% è praticamente certo.
Un'avvertenza utile nella scelta del fondo: guarda sempre l'ISC, l'Indicatore Sintetico dei Costi, e la linea di investimento. Su un orizzonte di decenni una linea più azionaria è coerente con l'obiettivo, mentre costi elevati, anno dopo anno, erodono una parte importante del risultato.
Qui la parola chiave è una: deduzione, da non confondere con la detrazione. La detrazione taglia l'imposta di una percentuale fissa, di solito il 19%. La deduzione è più potente perché abbassa il reddito imponibile, cioè toglie i versamenti dalla fetta di reddito tassata con la tua aliquota più alta. Ecco perché il beneficio cresce con il reddito.
Il figlio è considerato fiscalmente a carico se ha un reddito complessivo non superiore a 4.000 € per gli under 24, oppure a 2.840,51 € oltre i 24 anni.3 Fino a quel momento, che per un bambino copre praticamente tutta l'infanzia e l'adolescenza, la deduzione dei contributi versati per lui spetta a te.
La deduzione segue una precedenza precisa:3
I contributi si riportano tra gli oneri deducibili: nel quadro E del Modello 730 oppure nel quadro RP del Modello Redditi PF. Attenzione a un passaggio spesso dimenticato: se versi per un familiare a carico devi comunicarlo al fondo entro i termini previsti. Senza questa comunicazione la quota non dedotta rischia di essere tassata di nuovo al momento della prestazione, facendoti perdere il vantaggio due volte.
Genitore con aliquota marginale al 33% che versa 1.200 € l'anno sul fondo pensione del figlio:
396 € di IRPEF risparmiata ogni anno
Il 33% di 1.200 € fa 396 €. In pratica lo Stato cofinanzia quasi un terzo del versamento, che di fatto ti costa 804 € netti. Su 18 anni parliamo di oltre 7.100 € di sole imposte risparmiate, che più avanti proveremo a reinvestire.
Questo è il punto in cui si capisce perché aprire un fondo pensione a un figlio da piccolo è così potente, e non è solo questione di capitale accumulato. L'aliquota sulla prestazione finale parte dal 15% e si riduce dello 0,30% per ogni anno di partecipazione oltre il quindicesimo, fino al minimo del 9% raggiunto a 35 anni di adesione.4
Il cronometro parte dalla data di prima adesione, il giorno in cui si è entrati nel primo fondo pensione della vita, e questa anzianità si conserva anche cambiando fondo, perché trasferendo la posizione ci si porta dietro tutti gli anni già maturati. Un figlio iscritto da bambino arriva alla pensione con quaranta o più anni di anzianità alle spalle: per lui il 9% è di fatto garantito, mentre chi apre un fondo a cinquant'anni non riuscirà mai ad avvicinarlo.
C'è anche un vantaggio pratico legato all'anzianità: molte delle uscite anticipate, ad esempio quella per la prima casa, richiedono un minimo di otto anni di iscrizione. Un ragazzo iscritto da bambino avrà superato quella soglia da tempo già quando sarà un giovane adulto, come vediamo nel prossimo capitolo.
Un timore comune è che il fondo pensione sia un salvadanaio sigillato per sessant'anni. Non è così. La legge prevede diverse uscite anticipate, pensate proprio per i momenti che contano nella vita di una persona.6
Il regalo ai figli è doppio. Da un lato ricevono un capitale e decenni di anzianità fiscale già maturata, impossibile da recuperare più tardi. Dall'altro, forse la parte più preziosa, ereditano una cultura del risparmio: crescono sapendo che una parte del loro futuro è già stata messa da parte, e imparano sul campo cosa significa lasciar lavorare il tempo.
Nota fiscale: le anticipazioni per prima casa e per altre esigenze scontano una tassazione del 23%, mentre quelle per spese sanitarie seguono l'aliquota agevolata dal 9% al 15%. La liquidità, insomma, c'è quando serve davvero, ma il vero valore resta nel lasciarla crescere il più a lungo possibile.
Il valore della deduzione dipende dalla tua aliquota marginale IRPEF, cioè dall'aliquota che colpisce l'ultima fascia del tuo reddito. Dal 2026 gli scaglioni sono tre.1 Più alta è la tua aliquota, più ogni euro versato ti fa risparmiare.
| Reddito imponibile | Aliquota 2026 | Risparmio su 1.000 € versati |
|---|---|---|
| fino a 28.000 € | 23% | 230 € |
| da 28.001 a 50.000 € | 33% | 330 € |
| oltre 50.000 € | 43% | 430 € |
Capienza fiscale significa una cosa semplice: puoi sfruttare la deduzione solo fino a concorrenza dell'IRPEF che effettivamente devi. Chi ha un'imposta molto bassa o nulla, come un figlio senza redditi, non ha capienza, ed è esattamente per questo che la deduzione passa al genitore, che invece l'IRPEF la paga.
Ecco come cambia il vantaggio a seconda del reddito del genitore che versa. Trova la fascia più vicina alla tua.
Gli importi presuppongono che il genitore abbia sufficiente capienza IRPEF e che i versamenti restino entro il tetto annuo di 5.300 €. Sono esempi illustrativi, non una consulenza personalizzata.
L'ISEE, Indicatore della Situazione Economica Equivalente, misura la condizione economica del nucleo familiare e regola l'accesso a molte agevolazioni: bonus, rette scolastiche e universitarie, servizi. Si costruisce da tre elementi:
Un dettaglio rilevante per questa guida: la posizione di previdenza complementare in fase di accumulo è esclusa dal patrimonio mobiliare ISEE, secondo la normativa e le FAQ INPS.7 In pratica, i risparmi che destini al fondo pensione dei figli lavorano per il loro futuro senza appesantire l'ISEE del nucleo, un effetto voluto dal legislatore proprio per incentivare la previdenza integrativa.
Questa guida descrive un beneficio previsto dalla legge, non una scorciatoia. L'ISEE va sempre compilato in modo completo e veritiero. Per la tua situazione specifica il riferimento resta un CAF o un professionista abilitato.
La separazione o il divorzio non tolgono nulla alla possibilità di costruire un futuro previdenziale per i figli. Anzi, in una delle situazioni più comuni, quella in cui un genitore ha un reddito e l'altro no, il fondo pensione intestato al figlio diventa uno degli strumenti più efficienti in assoluto. Vediamo perché, con le regole alla mano.
La legge è chiara: i contributi versati a favore di un familiare fiscalmente a carico si deducono dal reddito di chi li ha effettivamente versati, per la parte che il familiare stesso non ha potuto dedurre.3 Nel caso di un bambino senza redditi, il figlio non ha nulla da dedurre, quindi la deduzione è interamente del genitore che paga. Il tetto resta quello ordinario: nel 2026 vale 5.300 € e comprende sia i contributi per sé sia quelli per i familiari a carico.2
È la condizione che apre tutto. Un figlio è fiscalmente a carico se ha un reddito complessivo non superiore a 4.000 € per gli under 24, oppure 2.840,51 € oltre quella soglia.3 Per un minore questo copre di fatto tutta l'infanzia e l'adolescenza.
Qui entrano le regole di ripartizione fissate dall'Agenzia delle Entrate. In caso di separazione legale o divorzio, in mancanza di accordo il beneficio spetta al 100% al genitore affidatario; nell'affidamento congiunto, senza accordo, è ripartito al 50% tra i due. Con un accordo, i genitori separati possono usare le stesse regole dei coniugi e attribuire il beneficio per intero al genitore con il reddito più alto.9 E c'è un punto decisivo per la situazione che stiamo trattando: quando il genitore affidatario non può beneficiarne per incapienza d'imposta, il vantaggio è attribuito per intero all'altro genitore.9 Il sistema, cioè, è costruito per non sprecare il beneficio su chi non ha imposte da abbattere.
Il valore della deduzione dipende dall'aliquota marginale di chi la utilizza. Se un genitore è privo di reddito, la sua aliquota è zero e ogni deduzione andrebbe persa. Concentrare in modo legittimo e trasparente il versamento e la deduzione sul genitore che ha reddito e capienza significa recuperare il massimo beneficio possibile per la famiglia, a parità di somma versata per il figlio.
Il padre ha un reddito imponibile di 45.000 €, quindi aliquota marginale del 33%, ed è capiente. La madre, in questa fase, è senza redditi. Il padre versa 1.500 € l'anno sul fondo pensione del figlio di otto anni, fiscalmente a carico.
495 € di IRPEF risparmiata ogni anno
Il costo reale del versamento scende a 1.005 €. La stessa somma versata dalla madre incapiente non avrebbe prodotto alcun risparmio. Il capitale, intanto, cresce sul fondo intestato al figlio, che ne resta l'unico titolare.
Il messaggio di fondo è rassicurante: anche quando la famiglia cambia forma, la possibilità di proteggere il futuro dei figli resta intatta, e in questa configurazione lo strumento lavora persino meglio, perché indirizza il beneficio fiscale dove c'è la capacità di sfruttarlo. Per gli aspetti legati alla separazione e all'affidamento è sempre opportuno il confronto con il proprio commercialista o CAF e, dove serve, con un legale.
Fin qui abbiamo visto quanto vale la deduzione. Ma non tutti hanno un vantaggio fiscale immediato, e per una categoria molto diffusa, le partite IVA in regime forfettario, il discorso cambia. La buona notizia è che il fondo pensione resta utile anche per loro, a patto di conoscere una regola che troppi ignorano.
Il motivo è tecnico. Il regime forfettario non paga l'IRPEF ma un'imposta sostitutiva del 5% o del 15%, e la deduzione della previdenza complementare abbassa l'imponibile IRPEF. Chi ha soltanto reddito forfettario non ha un'IRPEF da cui scontare quei versamenti, quindi versare nel fondo diventa un risparmio puro ma senza vantaggio fiscale immediato.11 Lo stesso vale, in generale, per chiunque sia incapiente, cioè non abbia imposta da pagare.
Se oltre al forfettario hai altri redditi soggetti a IRPEF, per esempio da lavoro dipendente, da pensione o da fabbricati a tassazione ordinaria, la deduzione è possibile da quei redditi, fino a concorrenza dell'IRPEF disponibile.11 Molti forfettari hanno anche un immobile affittato o un secondo reddito: in quei casi una parte del vantaggio si recupera.
Rinunciare alla deduzione oggi non significa rinunciare a tutto. Restano tre vantaggi: i rendimenti tassati al 20% invece che al 26%, la tassazione finale agevolata dal 9% al 15%, e soprattutto il fatto che in fase di erogazione il fondo applica la tassazione agevolata sulla parte di contributi non dedotti, evitando la doppia imposizione.10 Quei versamenti, già fatti con denaro non agevolato, non vengono tassati una seconda volta quando escono.
Sono le somme versate al fondo che non hai potuto o voluto portare in deduzione. Nascono in tre casi: quando superi il tetto annuo di 5.300 €, quando sei incapiente come un forfettario o chi non ha IRPEF, oppure quando semplicemente ometti la deduzione. Per non pagarci le tasse due volte, la legge chiede un adempimento preciso.
È l'adempimento che quasi nessuno conosce e che invece è decisivo. La comunicazione dei contributi non dedotti spetta all'aderente e va effettuata entro il 31 dicembre dell'anno successivo a quello dei versamenti, seguendo la procedura del proprio fondo, per esentare quelle somme al momento della prestazione.10
Attenzione: se la comunicazione non viene fatta entro quella data, si perde il diritto all'esenzione su quella somma al momento del riscatto. Se invece il diritto alla prestazione matura prima, la comunicazione va fatta insieme alla richiesta della prestazione.
I gestori mettono a disposizione un modulo apposito nell'area riservata degli iscritti, oppure accettano la comunicazione via PEC o raccomandata, ed è indispensabile conservare copia della ricevuta. L'importo da indicare non comprende la quota riferita al TFR. Dove trovare la cifra esatta: nel Modello 730 gli importi dedotti e non dedotti sono nel Quadro E, mentre nella Certificazione Unica i contributi eccedenti il limite sono nella casella 413.10
Ogni anno il gestore del fondo o del PIP, che sia la tua banca, la tua compagnia assicurativa o il tuo consulente, rilascia una certificazione dei contributi versati. È il documento da cui parti per due cose: compilare correttamente la dichiarazione e quantificare l'eventuale quota non dedotta. Richiedila ogni anno, verifica quanto hai effettivamente versato, individua la parte non dedotta e inviala al fondo con la comunicazione entro la scadenza. Il consulente può accompagnarti in tutto, ma la comunicazione al fondo resta, per legge, un adempimento a carico tuo come aderente.
In sintesi per un forfettario: se il fondo non ti dà lo sconto fiscale oggi, resta comunque un ottimo contenitore per il lungo periodo, grazie alla tassazione ridotta dei rendimenti e a quella agevolata in uscita. La regola d'oro è una: comunica ogni anno i contributi non dedotti, così non pagherai due volte.
Ribaltiamo lo scenario del capitolo sui genitori separati. Qui i genitori stanno insieme, hanno entrambi un reddito e vogliono, tutti e due, versare sul fondo pensione del figlio a carico. Come si divide il vantaggio fiscale? La risposta è più semplice di quanto sembri.
Un equivoco frequente è pensare che il figlio a carico "al 50%" imponga di dividere tutto a metà. Non è così. La ripartizione della detrazione per figli a carico non governa gli oneri: per le spese sostenute nell'interesse del figlio, tra cui i contributi alla previdenza complementare, la deduzione spetta a chi ha effettivamente sostenuto la spesa.12 Per il fondo pensione, in particolare, la deduzione compete al genitore che versa, per la parte non dedotta dal figlio.3 Inoltre ogni genitore ha il proprio tetto di 5.300 € l'anno, che comprende i suoi contributi e quelli per i familiari a carico.2
Poiché il valore della deduzione dipende dall'aliquota marginale, a parità di somma versata conviene che a dedurre sia il genitore con l'aliquota più alta, se ha capienza e resta nel proprio tetto. Se invece entrambi desiderano partecipare, ciascuno deduce la propria quota alla propria aliquota. Nessuna delle due scelte è sbagliata: dipende se conta di più l'efficienza fiscale o il gesto condiviso.
Padre con reddito imponibile di 55.000 €, aliquota marginale 43%. Madre con 30.000 €, aliquota 33%. Vogliono versare 2.000 € l'anno sul fondo del figlio a carico.
Scenario A, versa il padre. Deduce 2.000 € e risparmia 860 € l'anno, il 43%.
Scenario B, 1.000 € ciascuno. Il padre risparmia 430 € al 43%, la madre 330 € al 33%, per un totale di 760 €. Cento euro l'anno in meno rispetto allo scenario A, in cambio del contribuire in due.
Che decidiate di concentrare il versamento sul genitore con l'aliquota più alta o di contribuire in due, il risultato per il figlio è lo stesso capitale che cresce. Cambia solo quanto ne recuperate voi in tasse: vale la pena fare due conti prima di impostare i versamenti.
Fondo pensione e PAC non sono rivali, rispondono a bisogni diversi. Il PAC, costruito su ETF o fondi comuni, è liquido e flessibile: lo apri, versi e disinvesti quando vuoi, ideale per obiettivi che possono arrivare tra cinque o dieci anni. Il fondo pensione è fiscalmente efficiente e disciplinante, ma vincolato, quindi perfetto per un traguardo lontano decenni. Metterli a confronto aiuta a capire quando ciascuno dà il meglio di sé.
| Caratteristica | Fondo pensione | PAC, ETF o fondi |
|---|---|---|
| Deducibilità dei versamenti | Sì, fino a 5.300 € l'anno | No |
| Tassa sui rendimenti in accumulo | 20% | 26% |
| Tassa alla fine | dal 9% al 15% | 26% sulle plusvalenze |
| Liquidità | Vincolata, con anticipazioni | Totale, sempre |
| Peso nell'ISEE in accumulo | Escluso | Incluso |
| Ideale per | Lunghissimo termine | Obiettivi da 5 a 15 anni |
La sintesi: per un obiettivo previdenziale lontano decenni il fondo pensione mette insieme deduzione, tassazione ridotta ed esclusione dall'ISEE che il PAC non offre. Il PAC resta insostituibile dove serve flessibilità e disponibilità immediata. La strategia più solida, spesso, non è scegliere l'uno o l'altro, ma usarli entrambi, ciascuno per il compito che sa svolgere meglio.
Il vero segreto del fondo pensione non è solo la deduzione, ma cosa fai di quel risparmio. Molti lasciano che i soldi risparmiati di tasse si perdano nelle spese quotidiane. Chi invece reinveste ogni anno il risparmio fiscale, ad esempio in un piano di accumulo, mette in moto un secondo motore che lavora in parallelo al fondo. Cambia i parametri qui sotto e guarda la differenza tra le due strade.
La lettura è semplice: la parte scura in cima al grafico è il capitale in più che ottieni solo perché hai scelto di non disperdere il risparmio fiscale, ma di rimetterlo a lavorare. È denaro che, senza questa disciplina, semplicemente non esisterebbe.
Bill Ackman ci ha ricordato una verità matematica: il fattore che pesa di più non è quanto investi, ma da quando. In Italia non serve una riforma per applicarla ai tuoi figli, bastano il fondo pensione, un versamento automatico e la pazienza di lasciar lavorare il tempo. Deducibilità oggi, tassazione minima domani, esclusione dall'ISEE, un aiuto concreto per la loro prima casa e una cultura del risparmio che si porteranno dietro per la vita. Pochi gesti, fatti presto, valgono più di grandi sforzi fatti tardi.
Ogni famiglia ha numeri diversi: capienza fiscale, orizzonte, obiettivi. Se vuoi capire come impostare la scelta migliore per i tuoi figli, scrivimi. Ti rispondo io, senza impegno.
Contenuto a scopo informativo, non costituisce consulenza finanziaria. Dati e riferimenti aggiornati al 2026; la normativa può subire modifiche. I valori indicati nei grafici e nel simulatore sono ipotesi illustrative, non garantiscono rendimenti futuri e non tengono conto di costi, inflazione e della specifica situazione individuale. Per decisioni concrete rivolgersi a un professionista abilitato.